Scusa, hai un minuto?

Uno spunto di riflessione: quante volete ti è capitato, mentre stai svolgendo un lavoro importante e stai cercando di concentrarti, che un tuo collega interferisca chiedendoti qualcosa?

Olimpiadi di Atene 2004. Maratona, l’ultima gara, forse la più significativa. Più di 42 Km l’intero percorso, ne mancano ancora pochi al traguardo. Il brasiliano Vanderlei de Lima dopo una lunga fuga solitaria è ancora in testa. Sta perdendo terreno ma ha 28 secondi dagli inseguitori. Appare affaticato ma ce la può ancora fare. Per il maratoneta Vanderlei De Lima la gara della vita. E infatti tiene duro, ai limiti della propria forza fisica e psicologica. Quand’ecco che dalla folla inaspettatamente sbuca uno spettatore, un pazzo che gli si avvinghia addosso e lo placca al grido “la Bibbia ha sempre ragione”. De Lima perde una dozzina di secondi prima di liberarsi, aiutato da uno spettatore. Quando si riprende è ancora in testa, ma ormai ha perso il ritmo.

L’azzurro Stefano Baldini, seguito dall’eritreo Mebrahtom Keflezighi, in un baleno gli sono addosso e non gli danno tregua. Prima che lui riesca a riprendersi l’hanno già superato. Stefano Baldini riesce a vincere l’oro e Wanderley de Lima arriva solo terzo, con un ritardo di un minuto e sedici secondi dal primo. A conti fatti, quei 12 secondi in cui l’invasore lo ha tenuto fermo gli sono costati quasi due minuti sul tempo finale. La Federazione brasiliana prova a fare appello ma il ricorso viene respinto. Come consolazione, ad Olimpiade terminata, il CIO assegna a de Lima la medaglia Pierre de Coubertin. Quei pochi secondi di interruzione hanno però irrimediabilmente cambiato la carriera di un grandissimo campione.

Molto più in piccolo è quello che succede anche a noi tutti nella vita quotidiana d’ufficio. Quante volte, mentre siamo impegnati in un lavoro che richiede concentrazione, siamo interrotti da qualcuno?
“Scusami se ti disturbo, ma è solo per un istante…”, “So che sei impegnato, ma è questione di un attimo…”, “Perdonami, una domanda al volo…”.

Tutti sanno quanto è importante essere concentrati mentre si sta facendo qualcosa di importante, ma pochissimi hanno il necessario rispetto per il lavoro altrui. La concentrazione è fissare il pensiero su di un solo punto, il focalizzarsi su un tema e tenere ferma l’attenzione solo su quello, senza permettere che questo possa deviare. Questo fissare il pensiero consiste nello scegliere e mantenere un solo pensiero o immagine nella mente. Non è un’operazione semplice e richiede uno sforzo che la nostra mente tende naturalmente ad evitare, poiché dispendiosa. Si tratta di un vero e proprio spreco di energia emotiva. L’essere disturbati, anche solo per un minuto, e dover cambiare punto focale, anche se per breve tempo, spesse volte implica il dover ricominciare daccapo. Dobbiamo in sostanza obbligare la nostra mente a rifare quell’operazione dispendiosa di focalizzazione su un solo punto.

Noi viviamo sempre connessi con tutto il mondo, in una specie di open space collettivo, 24 ore su 24. Riflettere diventa sempre più difficile. La formazione delle idee avviene sempre più per contaminazione e per prossimità, a scapito dello studio e dell’approfondimento. Quando stiamo studiando, siamo concentrati o stiamo riflettendo, qualsiasi interruzione rischia di bloccarci oltre il breve spazio dell’interruzione di per sé. Quando ricominciamo niente sarà come prima e ci vorrà del tempo per ricreare la stessa situazione, sempre che ci si riesca. Sul lavoro occorre essere più rigorosi. Non si tratta solo di buona educazione aziendale. Non sappiamo se Vanderlei de Lima sarebbe mai riuscito a conquistare la medaglia d’oro. Non possiamo però non nutrire verso di lui un sentimento di sincera vicinanza.