Settembre, tempo di riflessioni e cambiamenti

By 6 Settembre 2017Dicembre 4th, 2019Articoli

Finiscono le ferie, e ciascuno di noi si prepara ad immaginare cosa e come cambiare a settembre

Ogni generazione afferma che l’era in cui vive non è la stessa dei propri genitori; e questa dichiarazione si ripete generazione dopo generazione. Una sola parola riesce a sintetizzare la differenza tra le generazioni, specialmente oggi: cambiamento. Oggi sappiamo bene che nulla di ciò che facciamo varrà per tutta la vita, a differenza di qualche decennio fa in cui lavoro e casa erano quelle “della vita”. Oggi non è detto che il lavoro sarà sempre quello, che abiteremo sempre nel medesimo posto, che gli amici saranno sempre gli stessi, che faremo sempre le stesse cose. Costantemente, ogni giorno, c’è qualcosa che cambia la sorte dei giorni che verranno: tecnologia, ambiente, relazioni tra le persone, tutto può cambiare in un attimo. Saper affrontare questa era caratterizzata da novità e cambiamenti dipende da noi.

Bisogna farsi trovare pronti, capire cosa e come cambiare e individuare i punti fermi della nostra vita attorno ai quali attuare i cambiamenti.
Reinventarsi è all’ordine del giorno perché ognuno di noi si aspetta dagli altri qualcosa di nuovo in ogni momento.

I giorni di vacanza, sembrano accelerare questo processo di mutamento. Relax e spensieratezza, a volte, sono lo stato perfetto per fermarsi a pensare a cosa cambiare al rientro. I temi sono sempre quelli: se stessi, la famiglia, il rapporto con gli altri. Ma ce n’è uno che è sempre in agguato, perché è quello che li condiziona tutti: il lavoro. E allora subito ci chiediamo: Cosa potremmo cambiare? E a quale scopo?

Il rapporto con il lavoro

Che tu sia un semplice impiegato, un dirigente o un imprenditore, la voglia di cambiamento ti assalirà allo stesso modo. I primi sono insoddisfatti del rapporto falsato tra il proprio impegno e i relativi riconoscimenti, i secondi subiscono l’insoddisfazione dei primi e l’ansia di dover assicurare il raggiungimento degli obiettivi, i terzi vorrebbero fare tutto da soli perché né i primi né i secondi fanno le cose come le farebbero loro.

Spesso, quando sentiamo il desiderio di cambiamento, l’unica via percorribile sembra quella di cambiare lavoro. Che ci piaccia o no, il nostro lavoro siamo noi ed è l’unico strumento che abbiamo per cambiare le nostre sorti. Il lavoro è uno strumento: se non lo sai usare non serve a nulla.

Relazioni nel lavoro

Le relazioni sono importanti, rappresentano noi stessi in mezzo agli altri, ma quante volte certi rapporti non ci fanno esprimere come vorremmo? Quante volte facciamo controvoglia quello che non vorremmo fare? Ricordiamoci che sul lavoro bisogna essere dei professionisti, non dei compagni di vita o degli assistenti sociali.

Performance

Erroneamente associata al concetto di fatica e di ansia, la performance si riferisce alla qualità della prestazione professionale. La performance può essere paragonata allo sport: certe cose le puoi fare solo se sei allenato come un professionista, non come un dilettante. La performance è quella componente che dovremmo cercare in ogni cosa che facciamo sul lavoro. Serve a farci sentire capaci, a prepararci sempre più e a farci apprezzare da un collega, da un superiore o da un cliente. Cambiare il punto di vista sulla performance cambia il modo di vedere il lavoro e ce ne accorgeremo quando, al posto di evitarle le andremo a cercare. Se invece pensi che la tua performance è già buona, allora vuol dire che non hai ben compreso che la performance è qualcosa che spingere a migliorarti, sempre.

Obiettivi

Se è vero che il lavoro è uno strumento, a qualcosa deve servire. Per questo motivo risultastrategico porsi degli obiettivi durante il percorso di lavoro. Avere degli obiettivi aiuta ad avere una visione chiara della via da percorrere.

Il lavoro

Può essere che nella tua voglia di cambiamento ci sia proprio lui, il lavoro. Anzi, in genere è la prima cosa a cui si pensa, perché risulta essere la più risolutiva per affrontare le insoddisfazioni o l’incapacità di muoversi in questo mondo. Peccato che così non si risolva nulla. A parte casi particolari, la maggior parte delle volte non è il lavoro che non va, ma siamo noi. Cambiare è un salto nel buio, tornare dalle pause estive con il vigore di voler cambiare qualcosa è ragionevole e fondamentale, ma non necessario. Nella maggior parte dei casi tornare al lavoro dopo le vacanze estive con l’intenzione di cambiarlo non è una decisione saggia, piuttosto è il sintomo di una scontentezza di cui va ricercata la ragione. In sintesi, se torni con questa voglia, pensa due volte prima di prendere decisioni avventate.

Cambiare è una componente alla quale non possiamo rinunciare oggi, ma questo cambiamento deve portare ad una evoluzione. È questo quello che i tempi si aspettano da noi, evoluzione, ovvero migliorarci ogni giorno di più in quello che facciamo, all’insegna dell’obiettivo finale: vivere meglio.

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