Come (non) coinvolgere la generazione dei Millenials

By 4 Luglio 2018 4 Dicembre, 2019 Articoli

Il giovane principe si era stancato del giullare – le sue battute erano monotone e non più divertenti, il suo canto era stonato e le sue acrobazie erano goffe. “Forse saresti più divertente senza testa“, disse il monarca, “posso facilmente trovare un sostituto .”

La stessa sfida si presenta oggi per i responsabili delle risorse umane: come coinvolgere i millennials? Fortunatamente, non mancano consigli sull’argomento: costruire relazioni, dare feedback positivi, offrire nuove esperienze e opportunità di trasferimento interno, offrire orari di lavoro flessibili ed equilibrio tra lavoro e vita privata, gamify learning, fornire spazi relax e attività ricreative sul posto di lavoro.

Sbagliato, sbagliato, sbagliato! Sebbene non vi sia nulla di negativo in questi metodi di coinvolgimento, la filosofia alla base è totalmente errata. È una replica del modello genitore-adulto-bambino in cui l’azienda è il genitore del figlio dipendente. L’azienda ama il bambino, si assume la piena responsabilità per il suo benessere e la sua felicità e fa tutto il possibile per soddisfare il bambino e le sue esigenze. Benché ben intenzionato, questo comportamento dell’azienda-genitore crea un circolo vizioso:  il dipendente-bambino si stancherà presto dell’ultimo giocattolo, richiedendo così nuovi stimoli.

Il modo per uscire da questa fase di stallo, non è attraverso la ricerca di strategie di ingaggio sempre più complesse, ma sviluppando una relazione in cui, sia il datore di lavoro che il dipendente, si assumano la piena responsabilità della loro presenza sul posto di lavoro. I datori di lavoro dovranno ricercare candidati con una forte motivazione e che non abbiano bisogno di frequenti stimoli. Che dire del mercato, non è un approccio rischioso in una guerra a colpi di talento? Niente affatto, questa metodologia fornisce un filtro di screening per distinguere coloro che vogliono sinceramente lavorare per l’Azienda e quelli che sono invece solo di passaggio, fino alla prossima tappa del loro viaggio di lavoro.

Il famigerato approccio “i giovani di questi tempi hanno bisogno di un calcio sul sedere” è totalmente compassionevole. Non è una coincidenza che questa tendenza eccessivamente protettiva abbia prevalso in un momento in cui la vecchia generazione ha fatto un passo indietro per dare ai propri figli una vita migliore della propria e, così facendo, ha inavvertitamente soffocato la fiducia in loro stessi.

Un cambio di strategia richiederà alle aziende di guardarsi allo specchio e modificare il proprio comportamento. È tempo di liberare i dipendenti, stabilire aspettative chiare e lasciare che ognuno si assuma la propria responsabilità nel lavoro, nel contributo ai risultati e nella vita del mondo adulto.


Autori

George Sandford è un ex direttore delle risorse umane, consulente di gestione, scrittore e co-fondatore di Praski Publishing. Ha scritto Personnel Today (Regno Unito), Business English Magazine (Europa) ed è autore di Cambridge University Press – English for Human Resources e circa 40 e-book.

Robert Reinfuss è un ex direttore delle risorse umane e titolare di Reinfuss Consulting e ValueView, specializzato in consulenza strategica per le risorse umane ed efficienza organizzativa. Ha partecipato attivamente alle pubblicazioni in tema risorse umane in Polonia.

[Articolo originale tratto dal blog HPPY]

[Chi sono i Millenials? Tratto da WIRED]

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