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By 27 Aprile 2018Dicembre 4th, 2019Articoli

Luxatia International, terzo smart manufacturing summit.

Giuseppe Ravazzolo, ceo WTCO Holding, si racconta.

 

Il 22 e il 23 marzo sono stato invitato a partecipare al terzo summit dedicato allo smart manufacturing organizzato da Luxatia International a Barcellona. All’evento erano presenti industrie “big” appartenenti a diversi settori, tra cui aziende conosciute e affermate a livello internazionale come Toyota, Airbus, Stanley black & decker, IBM, B Broun.

Le giornate dedicate all’evento sono state suddivise in due percorsi: il primo inerente l’Operational Excellence, di cui eravamo testimoni e presenti; il secondo sulla robotica e sui percorsi innovativi e tecnologici applicati nelle aziende, oggi definiti come Industria 4.0.

La fortuna del sottoscritto è stata che, oltre ad essere stato invitato a partecipare come speaker, mi è stato chiesto di intervenire anche nel ruolo di chairman, ovvero come moderatore dell’evento. Ciò mi ha quindi permesso di assistere ad entrambi i percorsi tematici dell’evento.

Inizio ad illustrare le mie impressioni e quanto è emerso dal summit, partendo della tematica “Robotica – Industria 4.0”.

Ho notato diverse e importanti innovazioni tecnologiche, soluzioni che permettono di poter misurare in maniera puntuale le performance aziendali e dei processi operativi. Alla luce di ciò devo dire però che nessun percorso o strumento che ho avuto modo di osservare e che è stato presentato, permette di valutare l’andamento delle risorse umane. O meglio, di determinare come stanno le persone all’interno dell’azienda.
Il risultato potrebbe essere preso “alla lontana”; cioè se i processi operativi sono performanti e osservo che le persone stanno bene, allora posso dedurre che l’andamento aziendale è positivo. Tuttavia, la valutazione delle risorse umane non può essere numerica, concreta, misurabile a livello quantitativo, è piuttosto soggettiva e basata sulle sensazioni.

Ritornando al percorso dell’innovazione tecnologica, possiamo sicuramente affermare che l’introduzione di robot o di sistemi di automazione e sostegno nelle aziende ha risvolti sempre più positivi. Alcuni esempi sono gli agv (automated guided vehicles) in grado di muoversi con un robot antropomorfo installato che consentono di effettuare un picking da un punto all’altro senza avere l’ingaggio della persona. Oppure, utilizzare gli iPad con programmi installati che permettono di capire se la lavorazione è stata fatta in modo corretto o mancano dei componenti. Questi sono sicuramente elementi importanti e innovativi, ma, e qui mi collego al percorso dell’Operational Excellence, tutti i presenti hanno parlato di “centralità dell’uomo”.

Noi per primi, durante la nostra presentazione, abbiamo evidenziato quanto siano importanti le persone, quanto i metodi e le tecnologie debbano essere a supporto delle persone, per aiutarle a capire se stanno performando, come e dove migliorare, individuare gli errori in modo efficace.
Sicuramente la tecnologia sarà ed è un elemento sempre più presente e preponderante nella vita di tutti noi, sia lavorativa che privata. Infatti, spesso si fa riferimento agli smartphone: chi oggi non ne possiede uno? Se non due? Chi oggi non usa i sistemi di comunicazione derivanti dalle possibilità offerte dagli smartphone? Questi strumenti sono ormai parte integrante della nostra routine. (Qualcuno mi ha confidato di aver provato a “disintossicarsi” dalla tecnologia e che tutto sommato non si sta poi così male in questo “ritorno al passato”.) Nel business spesso ci piace dire che “bisogna sempre essere un passo avanti” e oggi questo si traduce in “tecnologia sempre con noi”.

Un’altra cosa che ho avuto modo di notare è che a seguito della nostra presentazione basata sull’importanza delle persone, sugli elementi fondamentali che vertono sul nostro sistema OEM, ovvero il Value Improvement Tree®, anche i signori delle grandi aziende si sono focalizzati sulla filosofia del “ritorno alle cose semplici”: dare rilievo alle persone, parlare di processi integrati alle persone.
La stessa Toyota dichiara che la Industry 4.0 non è altro che un marchio (da cui si sono voluti togliere-nrd) poiché spesso ci si riferisce alle sole tecnologie, tralasciando il fattore umano. Altre aziende non citano mai nelle loro presentazioni la tecnologia.
Sono spunti che fanno riflettere, che vogliono darci l’occasione di ripensare a quanto stiamo facendo come azienda, a come possiamo farlo meglio.
Stanley black & decker, grazie a Cesare Ceraso (European Continuous Improvement Director) parla di engagement, di come tenere le persone legate all’azienda e coinvolgerle nei processi di miglioramento.

Durante la fase di moderazione si è creato un momento di condivisione “la tavola rotonda” aperto ai presenti, in cui alla domanda “Cosa è l’industria 4.0?” tutti hanno fornito definizioni diverse, ma tutte con un elemento in comune: l’uomo al centro. Quindi, chiunque voglia intraprendere un percorso di cambiamento aziendale e migliorare i propri processi, deve avere chiaro un insieme di elementi: i valori aziendali, il percorso da intraprendere, come fare per mettere in atto il cambiamento, i percorsi di crescita, ecc. Tutti questi fattori sono stati riassunti in quello che noi chiamiamo VIT-Value Improvement Tree®.
Partendo dai metodi e dalla necessità di avere sistemi che si adattano ai mutamenti nel corso del tempo, bisogna ragionare a come i nostri processi, le nostre risorse e le persone possano conformarsi a tali cambiamenti. Se questa domanda non ve la siete ancora posta, è il momento di farlo. Come possiamo essere diversi? Come possiamo innovare il nostro sistema nel corso degli anni? Come si adatteranno e reagiranno le risorse ai cambiamenti? In che modo posso trasmettere questo messaggio alle persone e coinvolgerle nel processo di innovazione?

Articolo pubblicato sulla rivista MTM Subfornitra pagg. 30-31

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